Quando non serve vedere per guardarsi davvero 👀✨
Cari viaggiatori, bentornati a bordo dei nostri 9 metri quadrati.
Oggi vi porto a Miyajima, una delle isole più sacre e affascinanti del Giappone. Ma questa volta non vi parlerò solo di pagode, torii rossi sospesi sull’acqua e cervi sacri… perché voglio raccontarvi di un incontro che ci ha lasciati senza parole (ma con un sacco di risate!).
Elena e Roberto, due ragazzi non vedenti conosciuti online, ci avevano scritto tempo prima. Così, ci siamo dati appuntamento al porto e fin da subito abbiamo capito che sono due persone speciali. Non solo per il modo in cui raccontano la disabilità, ma per come la vivono davvero: con leggerezza, voglia di fare, e un’ironia spiazzante.
La traversata in traghetto verso l’isola è stata la nostra prima sfida di comunicazione: Paolo e io cercavamo di descrivere l’oceano, i torii sospesi sull’acqua, le montagne che incorniciavano l’isola… mentre loro, pazienti, ci chiedevano cose come: "Ma il mare è calmo o in tempesta?"
E noi ci guardavamo perplessi. “È… mosso?”
Ridevamo, loro ridevano. Intanto imparavamo a osservare meglio, a pesare le parole.
A dare importanza a quei dettagli che spesso si danno per scontati, finché qualcuno non ti chiede: “Com’è esattamente quel rosso?”
E ti accorgi che non lo sai.
- Come il fuoco? Come una foglia d’autunno? -
Sbarcati sull’isola, tra cervi ladruncoli e cartine salvate per un soffio, ci siamo persi tra bancarelle, biscotti di riso, torii in miniatura e il famoso cucchiaio di legno lungo quasi sette metri. E quando ci siamo rammaricati perché le pagode erano completamente ricoperte dalle impalcature, Roberto aveva risposto: “Tanto non l’avrei visto comunque!”, con un tono che ci ha fatto ridere fino alle lacrime.
Anche quando ci ha raccontato della sua esperienza con il cane, abbiamo capito che Roberto sapeva davvero vedere oltre: una volta aveva zittito chiunque facesse complimenti al suo cane, dicendo che gli avevano detto di avergli venduto un gatto.
“È un gatto no? Voi lo potete vedere, ditemelo!”. Silenzio… e poi risate!
Elena invece ha condiviso con noi le sue esperienze di ballo e di vita, di come affrontasse la sua disabilità senza farsi mai frenare.
Alla fine li abbiamo riaccompagnati in stazione con il nostro camper, che per un attimo è diventato un piccolo rifugio caldo dove Sakè li ha accolti con curiosità (e un paio di fusa strategiche).
Il nostro incontro è durato poco, ma ha lasciato un segno profondo: a volte non serve vedere per guardarsi davvero. Basta esserci. Con tutto quello che si è.
🎥 E se volete vedere (letteralmente!) quei giorni, tra nevicate pesanti, cervi affamati e okonomiyaki sfrigolanti in piccoli locali di quartiere col cuoco tutto per noi… ecco il video!
A presto,
Sara
ps: sono ancora aperte le prevendite per acquistare il nostro libro che racconta, tramite testi e fotografie, l’avventura via terra verso il Giappone! Scoprilo qui!



Sara, mi hai veramente emozionato e anche divertito con il racconto dell'incontro che questi 2 meravigliosi ragazzi...da ammirare! Grazie di ❤️ ❤️ ❤️ ❤️ ❤️ ❤️ ❤️ ❤️